Il Rapporto Unioncamere 2015 afferma che nel 2020 le competenze digitali saranno necessarie per l’85-90% dei lavori.

In questo articolo redatto da Diario del Web , che vi riproponiamo, si presenta in maniera molto chiara la necessità di formare nuove figure professionali legate al mondo del digitale.
Già in questo momento, esistono molte posizioni aperte in campo digitale che non riescono ad essere soddisfatte in quanto mancano i profili competenti. Da una parte l’avanzamento della tecnologia, dall’altra la mancanza di professionisti adeguati. Un divario che può essere colmato solo con la formazione.

Tra le scuole di formazione citate nell’articolo trovate anche il nostro nuovo progetto BeeCampus dedicato proprio alla formazione post-universitaria nel settore digitale e IT, l’unica vera risorsa in Sicilia che lega la formazione al mondo del lavoro e delle startup.

Qui di seguito l’articolo pubblicato:

ROMA – La digitalizzazione corre più veloce dell’istruzione. Secondo gli ultimi dati del World Economic Forum, il 65% dei bambini che nel 2016 inizierà la prima elementare, al termine della sua carriera scolastica, svolgerà un lavoro che oggi non esiste ancora. Del resto, già in questo momento, esistono molte posizioni aperte in campo digitale che non riescono ad essere soddisfatte in quanto mancano i profili competenti. Da una parte l’avanzamento della tecnologia, dall’altra la mancanza di professionisti adeguati. Un divario che può essere colmato solo con la formazione.

Puntare sulla formazione
Il Rapporto Unioncamere 2015 afferma che nel 2020 le competenze digitali saranno necessarie per l’85-90% dei lavori, in linea con quanto evidenziato dal governo UK che nel Report «The Future of Work: Jobs and Skills 2030» stima che entro il 2020, il 50% dei lavoratori saranno millennials. In base a questi dati è possibile intuire che conoscenze come quella del codice, del web design e dell’analisi dei big data, saranno fondamentali per soddisfare la domanda di lavoro. Secondo i dati di Digital Single market, entro il 2020 ci saranno 765mila posti vacanti per professionisti ICT, che rimarranno vacanti se non si inizia subito a sconvolgere anche il percorso di formazione dei nuovi lavoratori del futuro.

Il Centro iOS a Napoli
Se da un lato, a livello internazionale, esistono già dei buoni esempi di percorsi formativi volti alla digitalizzazione delle figure professionali come la californianaAlt School o il progetto XQ Superchool promosso da Laurene Powell, moglie di Steve Jobs, anche in Italia si stanno muovendo i primi passi. Tra tutti l’apertura nell’autunno del Centro iOS di Apple alla Federico II di Napoli, un programma di 9 mesi che inizierà a ottobre per 200 studenti (ai quali seguiranno ulteriori negli anni successi) progettato e supportato da Apple per migliorare ed elevare le competenze degli studenti nello sviluppo software su iOS. Interessanti e altamente formativi anche i corsi messi a punto da Tag Innovation School, sul web design, sull’user experience e sulla big data analysis.

Sin da piccoli
Per iniziare sin da piccoli, un ottimo percorso formativo è quello lanciato da Up School di Cagliari, una scuola elementare paritaria ispirata agli istituti del Nord Europa. Non da meno l’esperienza di didattica innovativa lanciata da H-Campus, progetto di H-Farm per bambini dai 3 ai 26 anni, che utilizza il digitale e l’inglese come strumenti per costruire un nuovo metodo formativo particolarmente integrato con il tessuto imprenditoriale tradizionale e delle startup. Per chi ha già effettuato altri corsi di studio, di notevole prestigio è il Beecampus, il progetto Education dell’incubatore catanese BeeTalent fondato su una formazione professionale di alto livello, guidata da docenti altamente qualificati e valorizzata da partnership con i più prestigiosi enti che si occupano di formazione come DoLab School e LUISS EnLabs. Tra i corsi strategie per Pmi, liquid marketing, appeal design e tanto altro.

La formazione della persona
Da una parte lo sviluppo delle competenze più tecniche con nuovi modelli di istruzione e approcci più digitali nei confronti degli studenti. Qui si va dallo studio della fisica alla robotica, da Minecraft per analizzare la geografia dei territori alla realtà virtuale per visitare i musei o per trasportarsi indietro nel tempo. Dall’altra lo sviluppo di competenze trasversali per costruire la capacità imprenditoriale del futuro lavoratore, come interfacciarsi con il pubblico e l’atteggiamento da adottare in ambito lavorativo. Discipline, queste, che in Italia sono ancora tenute sottobanco, ma che si rileveranno sicuramente fondamentali un domani. A puntare in modo forte su questo tipo di approccio istruttivo ci sono numerose realtà come la Dwight School London, il Media Lab del MIT di Boston, la Digital Business Initiative della Stanford University e in Italia la H-Digital Transformation School di H-Campus. In queste scuole è la persona che viene messa al centro con programmi di studio volti a costruire il lavoratore di domani, versatile al cambiamento e resiliente.

Fonte: Diario del Web